AZIONE - CASO SALA EDEN - INVITIAMO IL SINDACO ANGELO DI NARDO A SEGUIRE IL MODELLO " BRESCIA "


 Comunicato Stampa

Caso SALA EDEN: invitiamo il Sindaco di Ortona a seguire il modello “Brescia”

Il gruppo “Azione “ di Ortona, in merito alle polemiche scaturite nei giorni scorsi sull’utilizzo della Sala Eden per la tre giorni “ Da Fiume al dissenso”, dove l’utilizzo di spazi pubblici è stato concesso in modo asettico ad un organizzatore di convegni, causando un clima di tensione che poi è risultato tra l’altro ingiustificato, ha preso una posizione coerente con lo spirito pragmatico che anima questo partito e pertanto invita il Sindaco Angelo Di Nardo, gli assessori e il consiglio ad adottare una soluzione già sperimentata in altri comuni: chi chiede una sala o uno spazio pubblico dovrebbe dichiarare di riconoscersi nei principi della Costituzione e di ripudiare fascismo e nazismo, il cosiddetto modello “Brescia”.

Nel 2017 la giunta bresciana stabilì che alle richieste per spazi, aree e sale comunali fosse allegata una dichiarazione con quattro impegni: adesione ai principi costituzionali e ripudio di fascismo e nazismo; niente propaganda neofascista o neonazista; nessuna finalità antidemocratica o uso della violenza come metodo di lotta politica; nessuna manifestazione esteriore inneggiante a quelle ideologie. Il mancato rispetto comporta le sanzioni previste dai regolamenti comunali.

Azione ritiene che una dichiarazione preventiva potrebbe ridurre le ripercussioni sulla cittadinanza in termini di sicurezza evitando interventi straordinari di questura e prefettura e quindi  di consuguenza anche ripercussioni negative sul commercio e sulla mobilità dei cittadini.

A sostegno di questa corretta e necessaria dichiarazione, vi è una sentenza del TAR Lombardia (ordinanza 08/02/2018 n° 68) che ha ritenuto legittimo il diniego alla domanda di concessione, per chi non ripudia espressamente il fascismo, confermata dal Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale (Sezione Seconda), sentenza n. 7687 del 19 settembre 2024.

Per i giudici, infatti, proprio l’adesione ai principi costituzionali implica il rigetto di un’ideologia con essi incompatibile e per questo motivo la dichiarazione non è stata ritenuta lesiva né della libertà di pensiero né di quella di associazione.

                                                                                                               


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