RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA UNA CITTADINA DI ORTONA - SUL PROBLEMA DELLA CARENZA D'ACQUA
Il grande spettacolo dei tavolini: la politica delle poltrone contro la politica dei cittadini.
Negli scorsi giorni si è consumato l’ennesimo atto della politica ortonese:
una
conferenza stampa dei soliti partiti, un vero e proprio “teatro degli acronimi”.
Slogan altisonanti, promesse generiche e parole solenni sono state recitate come
in un copione già scritto.
Sul palco, volti noti e giacche eleganti; dietro le
quinte, assenti proprio coloro che, negli anni, hanno ascoltato davvero le
persone e costruito fiducia sul territorio.
È qui che emerge la prima frattura: da una parte la politica delle poltrone,
dall’altra quella dei cittadini.
La politica delle poltrone parla il linguaggio delle sigle e degli equilibri interni.
Non discute di problemi concreti, ma di incarichi da assegnare, alleanze da
blindare, spazi di potere da difendere. Ogni parola sembra studiata non per
servire l’interesse pubblico, ma per mantenere intatto l’ordine dei tavolini: chi
conta resta seduto, chi disturba viene escluso. La partecipazione diventa una
formalità, il confronto una posa fotografica, il merito un dettaglio sacrificabile.
I cittadini, in questo schema, sono spettatori passivi. Assistono da lontano a
decisioni già prese, come davanti a una commedia in cui non possono
intervenire. La democrazia si riduce a scenografia: luci, applausi di circostanza
e dichiarazioni roboanti, mentre i problemi reali restano fuori dalla sala.
Eppure esiste un’altra idea di politica, molto meno rumorosa ma più concreta. È
la politica per i cittadini: quella di chi organizza incontri nei quartieri, ascolta i
bisogni, costruisce soluzioni passo dopo passo. È fatta di presenza, dialogo,
responsabilità. Non cerca poltrone, ma risposte.
Non difende privilegi, ma prova
a creare opportunità.
Paradossalmente, proprio queste persone vengono spesso lasciate ai margini.
Chi ha lavorato sul territorio viene ignorato, mentre sul palco salgono solo
coloro che garantiscono equilibri interni e obbedienza al copione. Così
l’esperienza e l’ascolto cedono il posto all’apparenza e alla fedeltà di partito.
Il risultato è uno spettacolo che guarda verso l’alto, verso il potere, invece che
verso il basso, verso la comunità. Una rappresentazione in cui la partecipazione
diventa un’illusione e il voto una semplice foto di scena.
Finché la politica resterà il grande gioco dei tavolini, i cittadini continueranno a
essere comparse. Solo quando tornerà a sedersi accanto alle persone — e non
sopra di loro — potrà tornare a essere davvero democrazia.
Livia Poeta - autrice della lettera

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